Cosa fare quando mi sento in trappola? Il cambiamento che (NON) fa paura

È successo ancora una volta.

Oggi mi sono sentito come un topo in fuga da un gatto, che quando arriva nel suo angolino si accorge di non avere più via di scampo dato che sa già che verrà schiacciato completamente da una creatura ben più forte di lui.

E io spesso mi sento così. In trappola.

Il respiro accelera e il cuore batte sempre più forte.

Mi capita nelle situazioni più impensabili, quando sono vicino all’obiettivo e so per certo che dovrò dare il meglio di me.

Non importa se sono in ufficio, prima di un’importante riunione, oppure in campo, prima di una prestazione sportiva che potrebbe cambiare tutto. A volte mi succede anche quando sono a casa, circondato da tutto quello di cui penso di aver bisogno.

Mi ricordo bene quella volta in cui ero in riunione e continuavo a guardare l’orologio nervosamente perché avrei dovuto essere altrove, magari con la mia famiglia a godermi tutto ciò che ho costruito in questi ultimi anni, per cui ho lottato.

Ed ecco quel nodo in gola.

Troppe volte mi è capitata quella sensazione di non essere felice al 100% e di sentirmi intrappolato in una rete invisibile. Come un insetto che non sa più come liberarsi da una ragnatela appena tessuta da un ragno tanto paziente.

Solo che il ragno sono io. E anche l’insetto sono io.

Sono intrappolato in quello che io stesso ho costruito e non so più come uscirne.

Quante volte ho pensato tra me e me che l’unica soluzione potrebbe essere quella di mollare tutto e scappare. E quante volte mi è mancato il coraggio, sapendo quello che andrei a lasciare ma non quello che potrei trovare.

Il futuro dalle innumerevoli incognite. La paura del cambiamento.

L’ansia di sentirmi in trappola e non sapere come risolvere davvero questa situazione di stallo.

In realtà ho pensato più di una volta che la soluzione potrebbe essere quella di affrontare un percorso di coaching, che mi aiuterebbe davvero a dare delle priorità che mi aiutino a non sentirmi più in trappola. A scegliere tra ciò che è importante o cosa no, ma io non voglio farlo perché non posso affidarmi a qualcuno che decida per me.

Non voglio dipendere da nessuno, perché solo io posso sapere cosa è davvero importante per me, come mi sento e a quali ambiti della mia vita dare valore: se al lavoro, alla mia famiglia, al mio ruolo all’interno della società o alla mia salute.

E io non voglio scegliere: voglio dare a tutto la stessa priorità e lo stesso valore, destinando le medesime risorse a tutto senza intaccare le mie performance.

Che poi è quello che sto tentando di fare da sempre, ma senza i risultati sperati.

Ogni volta che provo a dare più importanza alla mia famiglia, partecipando attivamente, devo rinunciare a qualcos’altro. E lo stesso quando tento di dare il massimo sul lavoro, rinunciando così a momenti sociali con amici o allo sport.

E allora corro e corro. Sembro un criceto sulla sua ruota, che non si ferma mai. Mi sento in una gabbia, come quel criceto, senza sapere come fare per dare il massimo in tutto.

Ed eccolo ancora, il nodo in gola. Quella sensazione di non sapere più cosa mi potrebbe rendere felice e, soprattutto, che mi annebbia la mente così tanto da non capire se sono davvero felice oppure è tutto frutto della mia testa.

Quante volte si sentono storie di persone che hanno cambiato la loro vita a seguito di eventi spiacevoli. Conosco gente che ha mollato tutto dopo aver messo la parola fine davanti al proprio matrimonio, trasferendosi e ricominciando da zero, oppure dopo aver scoperto un problema di salute.

Ma è davvero necessario arrivare a tanto prima di cambiare?

Ma poi, cambiamento vuol davvero dire lanciare una bomba atomica e distruggere tutto per poi ricostruire?

La risposta a entrambe le domande è no.

Effettivamente, quello che mi può far felice è anche solo un piccolo cambiamento. Non ho bisogno di mollare tutto e aprirmi un chiringuito a Ibiza, o forse sì, ma devo fare dei piccoli passi per volta.

Un bambino, quando comincia a camminare, lo fa piano piano. Prima gattonando, poi mettendo i piedini l’uno davanti all’altro accompagnato. Solo quando si sente sicuro può cominciare a camminare da solo, per poi partire a correre quando se la sente davvero.

Ogni tanto si cade, certo, ma fa parte del gioco.

E io sono quel bambino che sta imparando a camminare.

Ho bisogno di riprendere in mano le priorità della mia vita per fare ordine. Passo dopo passo. Caduta dopo caduta.

E posso farlo solo essendo sincero con me stesso, imparando a conoscermi e analizzando le mie sensazioni in maniera profonda, non superficiale come faccio oggi.

Ho bisogno di guardarmi dentro per capire che ciò di cui ho bisogno è un cambiamento, anche piccolo. E questo non deve farmi paura.

Devo aver paura di restare così come sono oggi.

Costantemente agitato e a volte infelice.

Perché questa non è la vita che ho sempre sognato per me.

Questo è il cambiamento di cui ho bisogno: la conoscenza di me.

Per farlo posso cominciare con un piccolo step che mi porterà a grandi risultati, scaricando e leggendo l’e-book gratuito “I dieci passi per scoprire il mio potenziale”, l’unica lettura necessaria per iniziare il mio viaggio in maniera autonoma e che mi permetterà di diventare l’unico e vero coach di me stesso.

E da qui partirà il mio viaggio verso cambiamento.

Buona scoperta,
Me stesso